5 marzo 2014

Quando hai un pacco di spaghetti targato Chanel, che te ne frega del tailleur? #PFW FW 2014-15




Dovrei esaltarmi per un pacco di Spaghetti targato Chanel? Pare di sì. Karl Lagerfeld trasforma il Grand Palais in un supermarket degno di nota. Con tanto di annunci di offerte che interrompono la musica durante il defilè. Defilè che è una giornata al supermercato. E così rimbalzano su Instagram le foto degli spaghetti e degli zerbini prima ancora di quelle dei vestiti. Al concetto di arte al supermercato ci aveva già pensato Andy Warhol, alla sfilata tra gli scaffali Moschino anni fa. Allora questa diventa una mera trovata di marketing, un "purchè se ne parli". Bella, per carità! La doppia C "firma" e brandizza tutti i prodotti sugli scaffali, dalla pasta ai prodotti per la casa, e tutto ciò ricorda le esperienze fallite di brand extension di alcuni marchi che hanno fatto la storia e poi, per dei calcoli sbagliati, hanno fatto crollare tutto l'allure intorno ad esso. Presente Pierre Cardin che firma anche i calzini e le mattonelle del bagno? Ma forse qualcuno ha capito che basta scrivere Chanel su una scatola per farla sembrare fighissima. La forma senza contenuto. Ma Karl Lagerfeld il contenuto lo mette, anche se a me non è piaciuto. Le scarpe da ginnastica da Chanel poco le digerisco, l'allure di Coco affiancata a personaggi come quello di Cara Delevingne ancora meno. Ma Lagerfeld, come ogni artista, sa leggere il tempo, il presente. Anche Coco lo faceva: le donne volevano vestire comode. Lagerfeld sa che la moda è spettacolo, è brand, è divertimento. "Let's focus on the clothes!", direi io. Ma quando hai un pacco di spaghetti targato Chanel, che te ne frega del tailleur?







Yours Cristina L