7 dicembre 2014

Alexander Wang gets dirty for his first denim line: DENIM X ALEXANDER WANG


Alexander Wang lancia la sua prima linea di jeans, DENIM X ALEXANDER WANG. Il lookbook completo è uscito e la collezione sarà disponibile sul sito dall' 8/12, ma a far parlare è la campagna pubblicitaria. La modella Anna Ewers, fotografata da Steven Klein, indossa solo i jeans seduta in una posizione provocante e nella seconda foto si tocca le parti intime. Un po' troppo? Per un capo basic come il denim Alexander Wang ha voluto farsi notare almeno con la campagna. I modelli della collezione si chiamano Wang 001, Wang 002 e Wang 003 e vanno dal semplice jeans skinny ma un po' sgualcito al boyfriend col risvolto. Basic è Basic, più della linea T by Alexander Wang. "Indosso i jeans tutti i giorni" ha dichiarato il direttore creativo di Balenciaga, e chi non lo fa? Ribattezza i jeans "il capo maschile genuino", ma l'attenzione dei media è tutta concentrata sulle parti intime di Anna Ewers. 



 "It's not provocative just in terms of sexy, but provocative to provoke conversation…I'm not dictating what that message is exactly. The interesting part is to see how people interpret it, and what they have to say about it. Of course, there are going to be people who disagree with it."




Alexander Wang launched his first line of jeans, DENIM X ALEXANDER WANG. The full lookbook came out and the collection will be available on the site from 12/8, but people are talking about advertising. Model Anne Ewers, photographed by Steven Klein, is wearing only jeans sitting in a provocative way and in the second photo she touch her vagina. A bit too much? For a basic piece like denim Alexander Wang wanted to get noticed at least with the campaign. The models of  jeans are called Wang 001, Wang 002 and Wang 003 and range from simple skinny jeans but a little crumpled to the boyfriend with lapel. Basic is basic, more than the T by Alexander Wang line. "I wear jeans every day," said the creative director of Balenciaga, and who doesn't? He dubs jeans as "genuine, men's clothing", but the media attention is focused on the private parts of Anne Ewers.


By Cristina L

20 novembre 2014

Who is really breaking the internet? Kendall (Jenner) or Kim (Kardashian)?

Kim Kardashian voleva "Break the Internet" con il suo famoso sedere sulla copertina di Paper Magazine. "Oh my God, look at her butt!" direbbe Nicki Minaij e "Maria io lascio lo studio" direbbe Tina Cipollari. Ma Kim ha deciso di mostrarci il suo "talento" così, nudo. Forse è realmente riuscita a far impazzire la rete, ma c'è un membro della sua famiglia che le sta dando filo da torcere in quanto a popolarità. Nella stessa settimana, Kim Kardashian ci ha mostrato il suo "big fat a**" (sempre citando Nicki Minaij) e Kendall Jenner è diventata il nuovo volto di Estée Lauder. Per chi non lo sapesse (e dubito che i miei lettori non lo sappiano) Kendall Jenner è la sorellina di Kim, figlia di mamma-manager Kris Jenner e il suo secondo marito Bruce Jenner. Più piccola di Kendall solo Kylie. Le abbiamo conosciute nello show di famiglia "Keeping Up with the Kardashians" fin da quando erano due bambine rompiscatole, ora le piccole di casa si sono messe all'opera per prendersi la loro fetta di torta alla crema e popolarità.



Ora, personalmente, alla carriera da modella di Kendall, annunciata nello show, non gli avrei dato un euro. Non tanto per le doti acerbe della signorina, quanto per il contesto e il contorno che si portava dietro. La moda avrebbe preso in considerazione la sorella di Kim Kardashian regina del trash? Kendall, componente della famiglia della peggio tv americana? A quanto pare sì. Ricordiamoci che Kim e Kanye sono finiti sulla copertina di Vogue america di Aprile. Abbiamo visto una Kendall sicura di sé e bellissima sulle passerelle di Givenchy, Balmain, Marc Jacobs e molti altri. Vi sorprende che non abbia mai permesso alla sorella Kim di presenziare alle sfilate in cui lavorava? Non voleva che la più famosa della famiglia le rovinasse la scena. E si portasse dietro il trash da casa, ovviamente. E ora, la signorina, è il nuovo volto di Estée Lauder che praticamente corrisponde ad un Premio Oscar per una modella. E' anche su Vogue di dicembre fotografata da Patrick Demarchelier, per la cronaca. 
Ma pur essendo sorelle, le due ragazze non potrebbero essere più diverse. Hanno in comune solo poche cose: i capelli scuri, la mamma petulante e la smodata voglia di apparire. Chi preferite? Di seguito le caratteristiche...



KIM KARDASHIAN:
- il sederone
- uno show "Al passo con i Kardashian" in onda da dieci anni
- Kanye West come marito. Ha sposato un uomo con un ego più grosso del suo.
- North West, figlia avuta con Kanye: bambina bellissima.
- bassina, con le curve al punto giusto. 
- ha iniziato a muovere i primi passi nello show biz come amica e assistente di paris Hilton
- è ossessionata dai selfie
- è la preferita di sua madre, anche se la Kris vuole far credere che non sia così



KENDALL JENNER:
- alta e magra: un palo.
- carina, semplice, sobria. In sintesi: la modella perfetta 
- adolescente ribelle e spocchiosa al punto giusto.
- ama i cani, ma odia pulire la cacca di cane
- gli stilisti la adorano
- si sta facendo valere nel campo (minato) della moda
- è la sorella di Brody Jenner (sì, quello di The Hills)

Kendall Jenner, Photo by Patrick Demarchelier, Vogue December 2014

Quindi...chi sta realmente facendo impazzire internet?

12 novembre 2014

Che fine ho fatto?

Che fine ha fatto Barbie? + Barbie Graduation
Se qualcuno si stesse chiedendo (ma ne dubito) dove io sia finita rispondo adesso dopo due mesi: sono viva. E' da mesi che non aggiorno il blog e non sono sicura che qualcuno ne senta la mancanza: ma io sì.
La verità è che non ho avuto molto tempo. Ed ero anche a corto di idee. Quindi vi chiedo umilmente perdono se non vi ho parlato di Alexander Wang per H&M, della morte di Oscar de la Renta, delle fashion week e delle oche spennate da Moncler.
Ho traslocato e ho passato UN MESE senza internet. Risultato? Ho perso tutte e quattro le fashion week, soffrendo come un cane in gabbia. Ma ero sicura che non ci fosse nulla di nuovo come da un po' di stagioni a questa parte.
Mi sono laureata con una tesi intitolata "Che fine ha fatto Barbie?" (che valuto ogni giorno di pubblicare su Amazon, but really, who cares about it?) scritta molto prima che arrivasse Jeremy Scott a sputtanare l'idea Barbie. Quindi, nel mio tailleur vintage e una tesi color rosa shocking, ho concluso il mio percorso di studi e festeggiato insieme a Barbie Graduation. Ho fallito il test all'IFG di Urbino, la scuola di giornalismo, e ora si è anche conclusa la mia vita da fuori sede: si torna a casa. E' stata un estate molto movimentata.


La mia lunga gavetta da giornalista è iniziata e, a tutte le persone che "Non me l'aspettavo non entrassi alla scuola di giornalismo, non mollare!" rispondo così...


Ora scrivo di cronaca locale, ma tornerò il prima possibile qui, a scrivere della pazza industria della moda.
P.S: non vi preoccupate, non ci saranno più post stile "Mio caro diario".

Nel mentre il blog, Fashionismyway, ha compiuto ben CINQUE ANNI.


Cristina L 

29 luglio 2014

A Olivier Roustein (from Balmain) non dà fastidio essere copiato da ZARA


Politicamente corretto: Zara reinterpreta le passerelle e prende ispirazione dal lavoro degli stilisti.
Politicamente scorretto: Zara copia dalle passerelle e vi fa trovare nei negozi quello che volete in tempo record prima che diventino trend e quindi prima di trovarlo in altre catene. Ovviamente in versione low. 
Non a tutti gli stilisti piace essere copiati (anzi a nessuno). E non a tutti i clienti piace entrare da Zara e giocare a "Indovina da che stilista ha copiato" e "Prada, Miu Miu, Alexander Wang" prima ancora di toccare un blazer. Ma quanto ci fa comodo? Olivier Rousteing addirittura trova tutto ciò geniale. Al direttore creativo di Balmain non da fastidio essere copiato, anzi, "Penso sia stata Coco Chanel a dire che se sei originale, devi tenerti pronto ad essere imitato" ha detto all'Indipendent aggiungendo di essere "felice che Balmain venga copiato!I miei vestiti abbinati e mixati con qualcosa di Celine e Proenza! Penso sia geniale! Anche meglio di quello che so fare! Amo lo styling, la storia...guardo sempre le vetrine ed è geniale quello che fanno. Sono veloci, hanno senso dello stile e sanno cosa prendere dagli stilisti". No, non lo diceva con sarcasmo. Ed è anche vero ciò che dice: da Zara sono veloci nel capire cosa piacerà alla gente e ne fanno un mix intelligente. Ma da qui a definirlo geniale...! Stylist che sanno fare il loro mestiere, punto e basta. Impedire al team di Zara di copiare è praticamente impossibile, anche se Alexander Wang e Diane Von Furstenberg hanno tentato di proteggere le loro creazioni tramite brevetti.  Olivier Rousteing ama davvero essere copiato oppure sta sposando la filosofia del "meglio appoggiarli piuttosto che provare a batterli"?

11 luglio 2014

Viktor&Rolf Couture: quando il Red Carpet te lo metti addosso.


Un'ossessione contemporanea, un mercato per la stessa Couture, una way of life: é il Red Carpet l'ispirazione degli stilisti olandesi Victor & Rolf. Una Haute Couture F/W 2014 dove il tappeto, il velluto e il panno modellano creazioni coraggiose. Vestite di Red Carpet, le modelle indossano abiti che si adagiano, si annodano ad arte sul corpo. Materiale non convenzionale, sorprendente nel gioco della Couture. Personalmente l'ho trovata una delle collezioni più originali di questa stagione, il monocolore conquista anche in quei pattern che lo fanno diventare una costruzione animalier. L'utilizzo di materiali non pregiati (tranne il velluto ovviamente) è la vera chicca, insieme ai modelli che sorvolano il monocolore ed il monotema. 




Contemporary obsession, Couture's market, a way of life: it's Red Carpet the main inspiration of Dutch designers Viktor & Rolf. An Haute Couture F/W 2014 where the carpet, velvet and cloth modeling brave creations. Dressed of Red Carpet, the models are wearing clothes that are arranged, are tied to art on the body. Unconventional textures, surprising in the game of Couture. Personally I found it one of the most original collections of this season, the one color wins in those patterns that make it a building animal. The use of fine materials (except for the velvet of course) is the real gem, along with the models flying over monochrome and monotema.


Yours Cristina L 

13 giugno 2014

Galliano speaks: "Bigger and stronger" trying to explain what addiction can do to a person




"Il nuovo Galliano sarà più grande e più forte" promette John Galliano in un'intervista al magazine francese Le Point. Ad intervistarlo c'è lo psichiatra francese Boris Cyrulnik -per la cronaca, i suoi genitori morirono durante la deportazione nazista- e l'argomento non poteva che essere la terapia e lo sfortunato evento accaduto nel 2011. Dopo quasi quattro anni lo stilista torna a parlare di quel giorno al Parisian Café e degli insulti anti semiti. L'Etoile, il brand di cosmetici russo che lo ha nominato direttore creativo, non viene minimamente menzionato. Il suo lavoro adesso è la terapia. Quello che accadde al Parisian Cafè viene definito da Galliano, "meccanismo di difesa". "Ero sotto un mix di alcol e droghe. Non voglio giustificarmi, voglio solo spiegare cosa la dipendenza fa alle persone. Non ero più me stesso. Mi sono sentito provocato ed ho detto le cose più orribili, terribili ed intollerabili cose che si potessero dire" quegli insulti antisemiti gli costarono il posto da direttore creativo della maison Dior. Un vero e proprio suicidio professionale. "Ho smesso di essere una vittima, quello che ho fatto non verrà mai cancellato e me ne pento!" dichiara. Attualmente Galliano segue una terapia tre volte alla settimana con uno specialista: "gli ultimi tre anni sono stati un faccia a faccia con i miei demoni, le medicine e l'alcol. Ho dovuto rialzarmi!". Lo stilista appare visibilmente più in salute rispetto al 2011 e promette di tornare alla ribalta, la sua creatività non può rimanere chiusa in un cassetto.



"The new Galliano will be bigger and stronger" promises John Galliano in an interview with French magazine Le Point. There to interview the French psychiatrist Boris Cyrulnik- for the record, his parents died in the Nazi deportation- and the topics have been the treatment and the unfortunate event that happened in 2011. After nearly four years, the designer returns to talk about that day at the Parisian Café and anti-Semitic insults. L'Etoile, the Russian brand of cosmetics that hired him as creative director, is not mentioned in any way. His work now is therapy. What happened at the Parisian Café is defined by Galliano, "defense mechanism." "I was in a mixture of alcohol and drugs. I don't want to justify myself, I just want to explain what addiction does to people. I was no longer myself. I felt provoked and I said the most horrible things, terrible and intolerable things you could say" those anti-Semitic insults cost him the place to be creative director of Dior. A true professional suicide.  "What I've done will never be forgotten, but I regret it" he says. Currently Galliano following a therapy three times a week with a specialist: "The last three years have been a face-to-face with my demons, medicines and alcohol. Had to get up." The designer looks visibly healthier than in 2011 and promises to return to the limelight, his creativity can not remain locked in a drawer.




Yours Cristina L

7 aprile 2014

DEPOP, I love U


Non avere nulla da fare: quella cosa che non esiste più dopo l'invenzione dello smartphone. Twitto, mi faccio i cavoli tuoi su Facebook, controllo ossessivamente la mail manco dovesse scrivermi Obama, mi sparo una selfie tanto adesso non è più da sfigati ma di moda, gioco a Candy Crush fingendo di ascoltarti. E da un po' bazzico su Depop. Se siete malate di shopping lo conoscete già. Se invece riuscite a controllare il vostro bollente spirito di strisciare la carta per ogni pseudo t-shirt che vedete da H&M, vi spiego cos'è. Depop è una sorta di Instagram ma dove si può comprare o scambiare quello che fotografi. E' Instagram perchè la grafica è pressocchè quella, ma l'app serve a qualcosa di diverso. Vendere e comprare. E quell'invitante HELLO, WE ARE OPEN dell'icona dell'app ti stampa in faccia il sorrisetto demente di quando il tuo negozio preferito apre le porte il primo giorno di saldi. Ah no scusate, il primo giorno di saldi siamo tutte incazzate. Fotografa, stabilisci il prezzo e CIAO, è in vendita. Cosa? Quello che ti pare, ma ovviamente vestiti. Avete nell'armadio qualcosa che vi ha stancato? Depoppalo. Così, invece di scorrere #selfie su Instagram inizierete a scorrere scarpe e pantaloni su Depop. E farete shopping anche alla fermata dell'autobus. Bello vero? Preoccupante per i vostri risparmi, vero?
Io ho comprato un paio di Nike da una ragazza molto gentile ed ho messo in vendita cose che per adesso non ha ancora voluto nessuno. Ma non si sa mai, magari un giorno venderò quegli high heels che mia madre non vuole proprio vedere, oppure una delle mie collane tamarre. Ti piace una cosa, scrivi un messaggio privato, contratti oppure no, scegli la spedizione, paghi ed il gioco è fatto.
E poi si sta come di pomeriggio, ad aspettare il corriere, le malate di shopping.




5 marzo 2014

Quando hai un pacco di spaghetti targato Chanel, che te ne frega del tailleur? #PFW FW 2014-15




Dovrei esaltarmi per un pacco di Spaghetti targato Chanel? Pare di sì. Karl Lagerfeld trasforma il Grand Palais in un supermarket degno di nota. Con tanto di annunci di offerte che interrompono la musica durante il defilè. Defilè che è una giornata al supermercato. E così rimbalzano su Instagram le foto degli spaghetti e degli zerbini prima ancora di quelle dei vestiti. Al concetto di arte al supermercato ci aveva già pensato Andy Warhol, alla sfilata tra gli scaffali Moschino anni fa. Allora questa diventa una mera trovata di marketing, un "purchè se ne parli". Bella, per carità! La doppia C "firma" e brandizza tutti i prodotti sugli scaffali, dalla pasta ai prodotti per la casa, e tutto ciò ricorda le esperienze fallite di brand extension di alcuni marchi che hanno fatto la storia e poi, per dei calcoli sbagliati, hanno fatto crollare tutto l'allure intorno ad esso. Presente Pierre Cardin che firma anche i calzini e le mattonelle del bagno? Ma forse qualcuno ha capito che basta scrivere Chanel su una scatola per farla sembrare fighissima. La forma senza contenuto. Ma Karl Lagerfeld il contenuto lo mette, anche se a me non è piaciuto. Le scarpe da ginnastica da Chanel poco le digerisco, l'allure di Coco affiancata a personaggi come quello di Cara Delevingne ancora meno. Ma Lagerfeld, come ogni artista, sa leggere il tempo, il presente. Anche Coco lo faceva: le donne volevano vestire comode. Lagerfeld sa che la moda è spettacolo, è brand, è divertimento. "Let's focus on the clothes!", direi io. Ma quando hai un pacco di spaghetti targato Chanel, che te ne frega del tailleur?







Yours Cristina L

21 febbraio 2014

La McDonaldizzazione di Moschino, FW 2014-15 #MFW



“Franco Moschino made dresses out of trash bags — we made them out of fast food. This is a global language — SpongeBob, Budweiser, McDonald’s — everyone recognizes these brands. This is about taking something trashy and making something that you’ll treasure forever.” (Jeremy Scott)

In sociologia chiamiamo McDonaldizzazione quel processo secondo cui il mondo si sia adattato al modello di catena di montaggio McDonald's, basato su "efficienza, calcolabilità, prevedibilità e controllo". L'americanizzazione si chiama McDonaldizzazione, quel processo tipico della modernità che porta gli individui ad un pensiero estremamente razionale. 
L'anima pop di Jeremy Scott è nota. E' stata la scelta giusta metterlo alla direzione creativa di Moschino, il marchio italiano più stravagante. Solo che stavolta arriva a Milano direttamente il pop americano. McDonald's, Spongebob e junk food. Per l'autunno inverno 2014-15 la M di McDonald's diventa una M che sta per Moschino, creando borse scarpe e abiti rossi e gialli che fanno urlare ubercool agli appassionati di street fashion più accaniti. Un inno agli anni passati dell'opulenza, al capitalismo bello, quello colorato e florido, all'America e al pop "di una volta". Moschino vuole diventare globale come SpongeBob e McDonald's? Vuole americanizzarsi? O vuole semplicemente utilizzare un brand, uno stile, per creare una collezione assolutamente vendibile e to-die-for? L'ultima, decisamente. Dall'altra parte questa è la modernità, un po' la moda e soprattutto la McDonaldizzazione. 











Yours Cristina L



30 gennaio 2014

Capelli, la nuova tendenza: BRONDE (e che è?)


Bronde. "E che è?" mi sono chiesta la prima volta che ho letto questa parola su una rivista. Sarà l'evoluzione dello shatush? Quasi. Brunette + blondeUn ibrido, un affascinante quanto difficile da realizzare mix. Perchè se non sei né bruna, né bionda sei BRONDE. Et voilà la nuova tendenza. Ovviamente la regina è Gisele Bundchen che, solita fortuna, è una #bronde naturale. Ma sono colpi di sole? Ma è un riflessante? Ma è uno shatush? No, farete incarognire il parrucchiere. E' un risultato difficile da ottenere. Basta shatush fatti male! (perchè diciamocelo, la metà degli shatush in giro sono fatti male anzi malissimo) e capelli sbiaditi mezzi turchini, rosa, verdi. Adesso va di moda il colore vivo, il capello sano. Il risultato da ottenere è proprio quello di un colore corposo e illuminato.  
                        


N.B: non chiedetemi come si fa, sono una scribacchina non una parrucchiera!


Yours Cristina L 

15 gennaio 2014

La silhoutte Raglan: astenersi uomini senza spalle. Giorgio Armani, Fall 2014 Menswear.

Una nuova energia alla giacca, più vigore alla silhouette maschile. A seconda dei tempi, cambia. E la "Raglan"sembra la via giusta secondo Giorgio Armani per cambiare il modo di concepire la giacca. La manica raglan prende il nome dal generale inglese F.J. Somerset Raglan che, a metà Ottocento, adottò questo tipo di manica per nascondere la mutilazione di un braccio. Piuttosto ampie, attaccate al "corpo" del capospalla con cuciture disposte a raggio, partendo dalla base del collo. Manica tipica della maglieria, difficile da applicare a pelle e tessuti. Re Giorgio spiega "Non è per uomini senza spalle, se ancora ne esistono. E comunque per loro ci sono sempre le imbottiture". Una giacca che pare meno formale, che strizza gli occhi allo sporty.






A new energy to the jacket, a strongest male silhouette. Depending of the times, it changes. And the "raglan" seems the right way according to Giorgio Armani to change the way you conceive of the jacket. The raglan sleeve is named after the British General FJ Somerset Raglan who, in the mid-nineteenth century, adopted this type of sleeve to hide the mutilation of an arm. Rather large, attached to the "body" of coats stitched arranged in radius, starting from the base of the neck. Typical sleeve knitwear, difficult to apply to the skin and tissues. Re Giorgio says "It's not for men without shoulders, if they still exist. And anyway, for them there are always padding". A jacket that seems less formal, which narrows his eyes at the sporty.








Yours Cristina L