28 giugno 2013

Hirohiko Araki and Gucci

Gucci ad Hong Kong

Apre oggi, 28 Giugno, e chiude domenica 14 Luglio 2013, la mostra italiana del celebre creatore di manga giapponese Hirohiko Araki. La ospita Firenze nello showroom Gucci di Via Caldaie 7. E' proprio con Gucci che l'artista giapponese ha collaborato da Gennaio per la realizzazione delle vetrine di Hong Kong. Araki ha creato, anzi rinnovato, alcuni dei suoi personaggi in chiave Gucci. Nella storia “Jolyne, Fly High with Gucci” Jolyne  eredita dalla madre una collezione del marchio fiorentino, tesoro che la guiderà in un'avventura. Oppure la storia Manga creata per la rivista giapponese SPUR nel 2011, "Rohan Kishibe goes to Gucci", per celebrare il novantesimo anniversario della maison e i trent'anni di carriera di Araki. I personaggi sensuali e bizzarri di Araki vestono la collezione Gucci Cruise 2013. Mostra da non perdere per gli amanti del fumetto e per gli amanti del connubio arte-moda. 
Gucci ad Hong Kong
Gucci ad Hong Kong
















 Opens today, June 28, and closes Sunday, July 14, 2013, the Italian exhibition of the famous Japanese manga creator Hirohiko Araki. The hosts is Florence in the Gucci's showroom in Via Caldaie 7. It's with Gucci that the Japanese artist worked from January to carry out the Gucci's windows of Hong Kong. Araki has created, or rather renewed, some of his characters in a Gucci's key. In the story "Jolyne, Fly High with Gucci" Jolyne inherited from her mother a collection of the Florentine brand, treasure that will guide her on an adventure. Or the manga story created for the Japanese magazine SPUR in 2011, "Rohan Kishibe goes to Gucci" to celebrate the ninetieth anniversary of the fashion house and the thirty-year career of Araki. The sensual and bizarre Araki's characters wear Gucci Cruise 2013 collection. Show not to be missed for lovers of comics and for fans of the relationship between art and fashion.

Yours Cristina L


12 giugno 2013

NEW TALENTS OBSESSION: Benedetta Bruzziches bags

Ho scoperto Benedetta Bruzziches su Moda Operandi e ho amato le pochette capitonnè Mano da subito. E, vi dirò, sono rimasta davvero sorpresa quando ho scoperto che la designer era italiana. E' una Charlotte Olympia italiana. E se penso a Charlotte Olymphia penso a tutta una serie di accessori molto chic con un allure pop e ironica. In più le borse di Benedetta Bruzziches raccontano delle storie. Come la Cabaret a forma di pacchettino, che ricorda quando la nonna ci dava diecimila lire per comprare le paste la domenica mattina. Oppure quella elegantissima, la Mano, che ricorda un divano Charleston. La Bruzziches lavora ed è cresciuta vicino Viterbo, un ounto di arrivo o ritorno dopo aver vissuto a Roma, Milano ed aver visto l'India. E' impossibile non innamorarsi delle borsette to-die-for. Chi conosce il mio blog sa che non parlo quasi mai di brand, ma mi concentro più sulle news e le sfilate. Però da quando ho aperto la pagina Fashionismyway, e da quanto scrivo su Wait Fashion,  occupo il mio tempo libero con la costante ricerca di accessori e nuovi brand promettenti. Questo è uno dei più promettenti, non perdiamolo di vista. Le creazioni di Benedetta Bruzziches le trovate su Farfetch e Modaoperandi
I found Benedetta Bruzziches on Moda Operandi and I loved the quilted clutch Mano immediately. And I'll tell you, I was really surprised when I found out that the designer was Italian. She's an Italian Charlotte Olympia. And if I think to Charlotte Olymphia I think about a whole range of accessories very chic and with a popo and ironic allure. In most of the bags Benedetta Bruzziches tells stories. As the Cabaret parcel shaped, which remembers when our grandmother gave us ten thousand pounds to buy pastries on Sunday morning. Or the elegant, Mano, reminiscent of a sofa Charleston. Who knows my blog know that I barely talk about brand, but I focus more on the news and catwalks. But since the Fashionismyway page is open, and from what I write about Wait Fashion, I occupy my free time with the constant search for accessories and new promising brands. This is one of the most promising, keep check about it. The creations of Benedetta Bruzziches can be found on Farfetch and modaoperandi.






Yours Cristina L


3 giugno 2013

Best buy


Se vi dicessi che il miglior acquisto degli ultimi cinque anni è stato un "little black dress" in misto acrilico di Zara vi mentirei.  E io non mento mai. Non mento nemmeno dicendovi che non ero esattamente una ragazza da felpa al liceo, le evitavo spudoratamente cercando di vestire nella maniera meno trasandata possibile. "Se è comodo non è alla moda!" dice Anna Dello Russo con altri termini.  Ero contro la religione del "Mi infilo la prima felpa ad esco" e professavo piuttosto quella del "Mi infilo la cosa meno brutta che ho ed esco". Era lo scorso agosto quando ho stupito mio padre notando una felpa in saldo in vetrina. La scritta "saldi" non risparmia nessuno. Anche se in vetrina ci sono capi prettamente invernali e fuori ci sono trenta gradi. "Vorrei provare questa!" ho detto alla commessa con una felpa verde tra le mani. "Che coraggio!" ha risposto. Che coraggio provare una felpa con trenta gradi all'ombra. Però l'ho fatto e l'ho anche comprata. Il risparmio non dorme mai, i saldi non dormono mai. Una felpa verde con su scritto Benetton, scritta che, senza motivo, per me aveva un qualcosa di retrò. E certo se al liceo non volevo sentir parlare di felpe, all'università sono diventata una felpa umana. "Tanto è questo il periodo in cui è legale portarle, no?" mi sono ripetuta un sacco di volte davanti allo specchio indossando felpe più over dell' oversize. "Finita l'università tornerò a vestirmi da persona seria!". E poi perchè sono convinta che la felpa sia un capo da università? Aaaah sì, sì, sì...per via delle felpe dell'Ivy League. Tutti vogliamo una felpa di Harvard, ammettiamolo. O almeno, io ne bramo una da anni. Una bella felpa con la scritta Harvard in bianco su uno sfondo Crimson. Sì, lo so che la volete anche voi una felpa con scritto "Columbia", "Yale" o "Stanford". Per adesso mi accontento della mia felpa verde con la comune scritta Benetton. Sono a quota quattro felpe. Una fucsia, una blu, una camouflage e quella verde. E purtroppo ho cominciato a professare la religione "Infilo la prima felpa ed esco!" ed ho anche promesso alla mia migliore amica di disintossicarmi con l'arrivo della primavera: "Il punto è che sono freddolosa, quindi d'inverno mi vesto così...prometto che a primavera mi vestirò meglio!". Simpatica poi la primavera che tarda ad arrivare. Lunedì 3 Giugno 2013 indosso ancora la mia felpa verde, in barba agli shorts. Dunque la riflessione va ben oltre la questione di stile, la questione economica preme molto di più in questo periodo di irrefrenabile crisi economica. "Sono queste le cose che servono!" ha detto mia madre mentre ha pagato le ultime due felpe. Dunque è più ragionevole investire i nostri soldi in felpe che poi indosseremo tutto l'anno e quando tornerà il periodo di  "grassa" torneremo a spendere i nostri soldi in camicette scadenti e high heels che rimangono nella scarpiera perchè non abbiamo i piedi ed il fegato per indossarle per tutta la serata. Save your money and buy a sweater! 

If I told you that the best buy in the last five years has been a "little black dress" in acrylic blend from Zara tell you a lie. And I never lie. I don't lie even telling you that I was not exactly a "sweater" girl  in high school, I avoided shamelessly trying to dress in a less dowdy way as possible. I was against the religion of "I put on the first sweatshirt to go out" and professed rather than the "I put the least bad that I have and go out." It was last August when I surprised my father noticing a sweatshirt on sale in the window. The word "sales" don't spare anyone. "I would like to try this!" I told to the clerk with a green sweatshirt in my hands. "What courage!" responded. What courage to try a sweatshirt with thirty degrees outside. But I did it and I even bought it. The savings never sleeps, sales never sleep. A green sweatshirt with Benetton write on it, written for no reason for me had something retrò. And certainly if I didn't want to hear about in high school sweatshirts, college I became a human sweatshirt. "So this is the period in which it is legal to wear them, right?" I repeated a lot of times in front of the mirror wearing sweatshirts over most of the 'oversized. "Fresh out of college I come back to dress up as a serious person.". And then why I am convinced that the hoody is a university uniform? Aaaah yes, yes, yes ... because of  Ivy League's hoody. We all want a Harvard sweatshirt, let's face it. Yes, I know that you also want a sweatshirt that says "Columbia", "Yale" or "Stanford". For now I'm happy with my green sweatshirt with the common written "Benetton". Now, I've got four hoodies. One pink, one blue, a camouflage one and the green one. And unfortunately I began to profess the religion "I put the first sweatshirt to go out!" and I promised to my best friend to detox with the arrival of spring: "The point is that I'm really chilly, so in the winter I dress like this ... I promise that I will dress better in the spring." Nice then the spring that doesn't arrive. Monday, June 3 2013 I still wear my green sweatshirt, in spite of the shorts. Therefore, the reflection goes far beyond the matter of style, the economic issue press a lot more in this time of overwhelming economic crisis. So it is more reasonable to invest our money in sweatshirts then we wear all year round and when will return a better money period we go back to spend our money in poor blouses and high heels remaining in the shoe because we don't have the feet and the liver to wear them throughout the evening. So...save your money and buy a sweater!