29 aprile 2013

Ghesquière left Balenciaga because...“The best way to move forward is to go back to work.”

Dopo l'annuncio arrivato a Novembre e la prima collezione di Wang chez Balenciaga, finalmente Nicolas Ghesquière rompe il silenzio sul chiacchierato divorzio tra lui e la maison francese. Ne parla al nuovo magazine System, dove spiega le sue ragioni e frustrazioni nate all'interno di Balenciaga.
Ghesquière ha lasciato Balenciaga perchè...

  • si sentiva frustrato e risucchiato dal brand. Ghesquière ha dichiarato di essersi sentito frustrato dall'idea che tutto ruotasse intorno all'azienda. Non poteva sopportare il fatto che tutto stesse diventando troppo "Balenciaga" e la sua identità di artista ne risentisse.
  • sentiva la mancanza di una business leadership e di un partner. Al contrario di quanto si possa pensare a causa dei pettegolezzi che hanno infiammato la rete (pettegolezzi di cui anche il mio blog è stato portatore), Balenciaga non aveva nessun problema di vendite. Ghesquière ha piuttosto criticato il fatto che non vi fosse qualcuno, un partner (pensiamo all'avvocato De Sole per Tom Ford da Gucci, o a Rubert Duffy per Marc Jacobs) che lo aiutasse nel settore business. Molte volte lo stilista si è trovato solo e non supportato abbastanza dalla maison. 
  • non sopportava il fatto che l'interesse del pubblico fosse orientato solo verso i pezzi facilmente vendibili. Non che Ghesquière odiasse il fatto che Balanciaga fosse commerciale, al contrario, è stato lui a dare alla maison una visione più commerciale ed a creare quell'impero di accessori vendibili. Ma si sentiva demoralizzato quando l'attenzione era rivolta solo a quei pezzi e non alla ricerca che c'era dietro, all'innovazione e all'idea in sè. I pezzi più famosi e venduti risalgono ad anni fa, l'opinione pubblica non aveva più interesse per le sue nuove creazioni.
  • “The best way to move forward is to go back to work.” lasciarsi alle spalle il nome Balenciaga lo rende più libero. Lo stilista dichiara di sentirsi rigenerato e pronto alle nuove proposte. 
E se le voci su una maison tutta sua fossero vere?



After the announcement came in November and the first collection of Wang chez Balenciaga, Nicolas Ghesquière finally breaks the silence on the rumored divorce between him and the french maison. He speaks at the new magazine System, where he explains his reasons and frustrations born at Balenciaga's.
Ghesquière has left Balenciaga because ...

  • he felt frustrated and sucked by the brand. Ghesquière said that he felt frustrated by the idea that everything revolved around the company. He could not stand the fact that everything was becoming too "Balenciaga" and his identity as an artist a clean state.
  • he felt the lack of leadership and a business partner. Contrary to what you might think because of the rumors that have inflamed the network (even gossip that my blog has been the bearer), Balenciaga had no problem in sales. Ghesquière has rather criticized the fact that there was someone, a partner (think of the lawyer De Sole for Tom Ford at Gucci, or Rubert Duffy for Marc Jacobs) to help him in the business sector. Many times the designer found himself alone and not supported enough by the fashion house.
  • he couldn't stand the fact that the public's interest was oriented only towards sellable piaces. Not that Ghesquière hated the fact that Balenciaga was commercial, on the contrary, it was he who gave the house a more commercial view and he creates that empire of selleable pieces. But he felt demoralized when attention was directed only to those pieces and not looking behind it, innovation and the idea itself. This accelerated desire meant they ignored the fact that all the pieces that remain the most popular today are from collections we made ten years ago.
  • "The best way to move forward is to go back to work." Leave behind the name Balenciaga makes him more free. The designer said he felt refreshed and ready for new experiences.
And...if all the rumors about a Ghesquière maison are true?


Yours Cristina L


12 aprile 2013

British Vogue says YES to Equity Models Code

Un passo avanti per le modelle che lavorano e lavoreranno con British Vogue. Di recente, una delle bibbie della moda mondiale, ha firmato un codice di condotta per le modelle. Redatti dal sindacato inglese Equity (che tutela anche attori e altri artisti), Vogue si impegna a rispettare i dieci punti dell'accordo che tuteleranno i diritti delle modelle sul posto di lavoro. Le modelle assunte dalla rivista per i servizi fotografici non potranno lavorare più di dieci ore al giorno, non potranno essere fotografate nude o semi nude senza il loro consenso, dovranno essere pagate tempestivamente dopo la scadenza del contratto e dovranno mangiare adeguatamente. Altri punti riguardano i trasporti, gli spogliatoi e le pause. Proprio nel Maggio 2012 Vogue aveva promesso che avrebbe promosso iniziative a favore di un approccio più sano per l'immagine delle modelle. Ho trovato la notizia molto interessante sapendo che ogni stato ha la propria maniera di comportarsi di fronte ai diritti delle modelle. Negli Stati Uniti ad esempio, non vi è l'obbligo di pagamento in denaro, al contrario della Francia dove vi è l'obbligo di pagare le modelle in denaro e non in vestiti ( scorciatoia molto diffusa per le case di moda che, in quel caso, guadagnano anche in termini di pubblicità). E in Italia? Sarebbe il caso di iniziare a tutelare di più i ragazzi e le ragazze che lavorano o vogliono intraprendere la carriera di modello/a. 





A step forward for  models who work and will work with the British Vogue. Recently, one of the bibles of the fashion world, has signed a code of conduct for the models. Drawn up by the British trade union Equity (which also protects actors and other artists), Vogue is committed to respecting the ten points of the agreement which will safeguard the rights of the models in the workplace. The models assumed by the magazine for photoshoots can not work more than ten hours a day, can not be photographed nude or partially nude without their consent, shall be paid promptly after the expiration of the contract and will have to eat properly. Other points covering transport, changing rooms and rest. Right in the May 2012 Vogue had promised that would promote initiatives in favor of a healthier approach to the image of the models. I found the news very interesting knowing that every state has its own way of acting in front of the rights of the models. In the United States, for example, there is no obligation to pay in cash, as opposed to France, where there is an obligation to pay cash and not in clothing (very common shortcut for the fashion houses that, at that case, also gain in terms of advertising). And in Italy? Would be appropriate to begin to protect more boys and girls who work or want to pursue a career as a model. "We hope that other magazines and publishing houses, retailers and designers will also understand the importance of protecting models in the workplace, sign up to the code and prevent treatment of the kind which would be wholly unacceptable in any other profession!" declared Dunja Knezevic from Equity.


Yours Cristina L