07 aprile 2014

DEPOP, I love U


Non avere nulla da fare: quella cosa che non esiste più dopo l'invenzione dello smartphone. Twitto, mi faccio i cavoli tuoi su Facebook, controllo ossessivamente la mail manco dovesse scrivermi Obama, mi sparo una selfie tanto adesso non è più da sfigati ma di moda, gioco a Candy Crush fingendo di ascoltarti. E da un po' bazzico su Depop. Se siete malate di shopping lo conoscete già. Se invece riuscite a controllare il vostro bollente spirito di strisciare la carta per ogni pseudo t-shirt che vedete da H&M, vi spiego cos'è. Depop è una sorta di Instagram ma dove si può comprare o scambiare quello che fotografi. E' Instagram perchè la grafica è pressocchè quella, ma l'app serve a qualcosa di diverso. Vendere e comprare. E quell'invitante HELLO, WE ARE OPEN dell'icona dell'app ti stampa in faccia il sorrisetto demente di quando il tuo negozio preferito apre le porte il primo giorno di saldi. Ah no scusate, il primo giorno di saldi siamo tutte incazzate. Fotografa, stabilisci il prezzo e CIAO, è in vendita. Cosa? Quello che ti pare, ma ovviamente vestiti. Avete nell'armadio qualcosa che vi ha stancato? Depoppalo. Così, invece di scorrere #selfie su Instagram inizierete a scorrere scarpe e pantaloni su Depop. E farete shopping anche alla fermata dell'autobus. Bello vero? Preoccupante per i vostri risparmi, vero?
Io ho comprato un paio di Nike da una ragazza molto gentile ed ho messo in vendita cose che per adesso non ha ancora voluto nessuno. Ma non si sa mai, magari un giorno venderò quegli high heels che mia madre non vuole proprio vedere, oppure una delle mie collane tamarre. Ti piace una cosa, scrivi un messaggio privato, contratti oppure no, scegli la spedizione, paghi ed il gioco è fatto.
E poi si sta come di pomeriggio, ad aspettare il corriere, le malate di shopping.



Il mio nick è xtinalgn

05 marzo 2014

Quando hai un pacco di spaghetti targato Chanel, che te ne frega del tailleur? #PFW FW 2014-15




Dovrei esaltarmi per un pacco di Spaghetti targato Chanel? Pare di sì. Karl Lagerfeld trasforma il Grand Palais in un supermarket degno di nota. Con tanto di annunci di offerte che interrompono la musica durante il defilè. Defilè che è una giornata al supermercato. E così rimbalzano su Instagram le foto degli spaghetti e degli zerbini prima ancora di quelle dei vestiti. Al concetto di arte al supermercato ci aveva già pensato Andy Warhol, alla sfilata tra gli scaffali Moschino anni fa. Allora questa diventa una mera trovata di marketing, un "purchè se ne parli". Bella, per carità! La doppia C "firma" e brandizza tutti i prodotti sugli scaffali, dalla pasta ai prodotti per la casa, e tutto ciò ricorda le esperienze fallite di brand extension di alcuni marchi che hanno fatto la storia e poi, per dei calcoli sbagliati, hanno fatto crollare tutto l'allure intorno ad esso. Presente Pierre Cardin che firma anche i calzini e le mattonelle del bagno? Ma forse qualcuno ha capito che basta scrivere Chanel su una scatola per farla sembrare fighissima. La forma senza contenuto. Ma Karl Lagerfeld il contenuto lo mette, anche se a me non è piaciuto. Le scarpe da ginnastica da Chanel poco le digerisco, l'allure di Coco affiancata a personaggi come quello di Cara Delevingne ancora meno. Ma Lagerfeld, come ogni artista, sa leggere il tempo, il presente. Anche Coco lo faceva: le donne volevano vestire comode. Lagerfeld sa che la moda è spettacolo, è brand, è divertimento. "Let's focus on the clothes!", direi io. Ma quando hai un pacco di spaghetti targato Chanel, che te ne frega del tailleur?







Yours Cristina L

21 febbraio 2014

La McDonaldizzazione di Moschino, FW 2014-15 #MFW



“Franco Moschino made dresses out of trash bags — we made them out of fast food. This is a global language — SpongeBob, Budweiser, McDonald’s — everyone recognizes these brands. This is about taking something trashy and making something that you’ll treasure forever.” (Jeremy Scott)

In sociologia chiamiamo McDonaldizzazione quel processo secondo cui il mondo si sia adattato al modello di catena di montaggio McDonald's, basato su "efficienza, calcolabilità, prevedibilità e controllo". L'americanizzazione si chiama McDonaldizzazione, quel processo tipico della modernità che porta gli individui ad un pensiero estremamente razionale. 
L'anima pop di Jeremy Scott è nota. E' stata la scelta giusta metterlo alla direzione creativa di Moschino, il marchio italiano più stravagante. Solo che stavolta arriva a Milano direttamente il pop americano. McDonald's, Spongebob e junk food. Per l'autunno inverno 2014-15 la M di McDonald's diventa una M che sta per Moschino, creando borse scarpe e abiti rossi e gialli che fanno urlare ubercool agli appassionati di street fashion più accaniti. Un inno agli anni passati dell'opulenza, al capitalismo bello, quello colorato e florido, all'America e al pop "di una volta". Moschino vuole diventare globale come SpongeBob e McDonald's? Vuole americanizzarsi? O vuole semplicemente utilizzare un brand, uno stile, per creare una collezione assolutamente vendibile e to-die-for? L'ultima, decisamente. Dall'altra parte questa è la modernità, un po' la moda e soprattutto la McDonaldizzazione. 











Yours Cristina L



30 gennaio 2014

Capelli, la nuova tendenza: BRONDE (e che è?)


Bronde. "E che è?" mi sono chiesta la prima volta che ho letto questa parola su una rivista. Sarà l'evoluzione dello shatush? Quasi. Brunette + blondeUn ibrido, un affascinante quanto difficile da realizzare mix. Perchè se non sei né bruna, né bionda sei BRONDE. Et voilà la nuova tendenza. Ovviamente la regina è Gisele Bundchen che, solita fortuna, è una #bronde naturale. Ma sono colpi di sole? Ma è un riflessante? Ma è uno shatush? No, farete incarognire il parrucchiere. E' un risultato difficile da ottenere. Basta shatush fatti male! (perchè diciamocelo, la metà degli shatush in giro sono fatti male anzi malissimo) e capelli sbiaditi mezzi turchini, rosa, verdi. Adesso va di moda il colore vivo, il capello sano. Il risultato da ottenere è proprio quello di un colore corposo e illuminato.  
                        


N.B: non chiedetemi come si fa, sono una scribacchina non una parrucchiera!


Yours Cristina L 

15 gennaio 2014

La silhoutte Raglan: astenersi uomini senza spalle. Giorgio Armani, Fall 2014 Menswear.

Una nuova energia alla giacca, più vigore alla silhouette maschile. A seconda dei tempi, cambia. E la "Raglan"sembra la via giusta secondo Giorgio Armani per cambiare il modo di concepire la giacca. La manica raglan prende il nome dal generale inglese F.J. Somerset Raglan che, a metà Ottocento, adottò questo tipo di manica per nascondere la mutilazione di un braccio. Piuttosto ampie, attaccate al "corpo" del capospalla con cuciture disposte a raggio, partendo dalla base del collo. Manica tipica della maglieria, difficile da applicare a pelle e tessuti. Re Giorgio spiega "Non è per uomini senza spalle, se ancora ne esistono. E comunque per loro ci sono sempre le imbottiture". Una giacca che pare meno formale, che strizza gli occhi allo sporty.






A new energy to the jacket, a strongest male silhouette. Depending of the times, it changes. And the "raglan" seems the right way according to Giorgio Armani to change the way you conceive of the jacket. The raglan sleeve is named after the British General FJ Somerset Raglan who, in the mid-nineteenth century, adopted this type of sleeve to hide the mutilation of an arm. Rather large, attached to the "body" of coats stitched arranged in radius, starting from the base of the neck. Typical sleeve knitwear, difficult to apply to the skin and tissues. Re Giorgio says "It's not for men without shoulders, if they still exist. And anyway, for them there are always padding". A jacket that seems less formal, which narrows his eyes at the sporty.








Yours Cristina L

16 dicembre 2013

New talents interview: TWINS by Begović & Štimac


 
I almost had to learn croatian. Yes, because is so difficult to find materials about these young designers in another language that isn't their. I met Damir Begovic on Facebook because he is fan of my page, the Fashionismyway one. He is one of the most important fans, not because some fans are better than others, but because he's one of the few one that always likes my posts. Then I found that he's a designer and from this I started to be his fan (not only on Facebook). He has a label with his friend Stimac and this year they won in the category of best young fashion designers at the ELLE STYLE AWARDS of their country, Croatia. This is not an award for everybody, in fact they have a lot of talent. It's not easy to be rewarded when you're too young into the big world of fashion. The brand is called TWINS by Begović & Štimac. They are a duo: Damir Begovic and Domagoj Stimac. An eclectic duo. Begović says "We met in Osijek where we went in the same high school. School for textile, design and applied arts." they worked together at some school project then "we started (with the line) this year in April when we presented our first collection inspired by Afrika on Schwarzkopf Cro a Porteru". So, obviously they're not really TWINS "we named our brand twins because we are almost same looking...but on the other side different". They are so young that they still have no a idea of the style of their works, "Stimac and I both have 22 years. And beacuse of that we are explorers, we like to experiment with untypical materilas for clothing. We are eclectic. Twins woman is elegant and feminine and she is not afraid of new things and strange couture pieces of clothing." Experimentation is the key. But, an awards is already on their wall "The nomination at Elle Style Awards was suprise and we didn't expect to won because we appeared this year on croatian fashion scene and we represent only one collection. But we were very happy and proud of ourselves and our work, design and all time spend on sewing machine!". At the question “what's your favorite designer?” they say that they love John Galliano and Alexander McQueen but they dream an internship at Dolce and Gabbana. In fact, what's better than learn to work together with one of the most cool duo of fashion? 
I already said that they're just at the beginnings of their fashion travel, but Begovic's ideas about last collection were really clear “First collection was inspired by Africa. African tribes, people, smells, customs and colors. We used different materilas to show how we understend Africa. We used beer caps and then we straightened them and color them in white or black. After that we saw them on clothes like jackets or skirts, pants. The second collection was inspired by Mark Twain's story "The prince and the pauper". We wanted to presend clothes inspired by rich and poor people. We started with poor ones. We used darker colors like brown and green and carpets which were used like wall decorations by our grandmothers. In second part we had like midle class mix of poor and rich people. We use jute and gold details. In last rich part we used rich ad big wall carpet for coats and clocks. The have like print of deers and peacocks!". Their woman is classy with a big personality. I loved the idea of feathers on the head of the models in contrast with very chic silk or chiffon shirt. They gives an interesting touch to everything. In fact I've to say that the details makes the difference. Often, in fashion, we misused words like "sophisticated" and "glamour", but now, in this case, I've to say that they're the perfect words for TWINS by Begović & Štimac collections. I loved this brand from the first "click" on the FB page and I wish them luck. Milan is waiting for them.






 You can find them here on Facebook

Yours Cristina L